L’idea di Kindle mi stuzzica. Ci sarebbe anche qualche titolo di erotica interessante (solo in inglese ovviamente), ma non avrei più la scusa di umettarmi le dita per voltare pagina.
Listening to “Alibi” Subsonica
L’idea di Kindle mi stuzzica. Ci sarebbe anche qualche titolo di erotica interessante (solo in inglese ovviamente), ma non avrei più la scusa di umettarmi le dita per voltare pagina.
Listening to “Alibi” Subsonica
Adoro certi aperitivi milanesi in piedi. Denti che affondano in fettine d’arancio, l’alibi della musica ad alto volume per labbra pericolosamente vicine ad un lobo. Dire tutto in punta di dita, che sono roventi attraverso gli abiti d’ufficio. Insinuare un ginocchio tra le mie cosce, passarti la mano sul petto, disegnando ghirigori mentre ti parlo. Fuori baciarsi con lingue alcoliche ed il freddo che ci da i pizzicotti. Tu che mi allontani in un vago palpeggio. Ridacchi, io torno alla carica e ti premo contro. E’ come se i cubetti di quello sbagliato mi si fossero sciolti tra le gambe.
Scherzando cerchi di calmierarmi con un “Pussa via!”
Ma sotto il vestitino capisco solo “Pussy via”.
E a te la darei volentieri stasera, con abbondanza di fusa.

Listening to “Hush” Deep Purple
La sconfitta della tua squadra è una vincita per me.
Sorrido.
Avevo giusto voglia di farti un pompino.
Di consolazione.
Listening to “Consolation no. 3″ F. Liszt
Festa di compleanno @Enosud Milano ieri sera.
Tra i presenti una menzione speciale a Cocco. Per l’intraprendenza e i gusti raffinati.
Infatti, non appena ne ha avuto occasione, ha gioiosamente infilato il naso sotto il mio vestitino. Fiuto eccezionale.
Listening to “Escluso il Cane” Rino Gaetano
Lo scontro è finito.
Un massacro di smaronamenti.
Guerra fredda.
Nessuno ha vinto.
Sono sfinita, il cuore livido, il corpo stanco.
A questo punto, con l’occasione, mi faccio leccare le ferite.

Listening to “Lasciami leccare l’adrenalina” Afterhours
Mi arriva un tuo messaggio.
Ti fischiavano le orecchie, eh?
Scommetto che mi hai sentita chiamarti piano per nome. Quasi ululando sommessamente.
Mentre contavo in punta di dita i giorni che mancano al nostro incontro.

Listening to “She Wolf” Shakira
Tu. Un calciatore
Dal reggiseno ti porgo un capezzolo a mo’ di moneta
Lo rigiri tra le dita e te lo lanci in bocca
Premi la coscia sulla vulva e mi dai il calcio d’inizio
Noi. Pressing
Marcatura a uomo/donna
Mi frughi addosso per cercare il fischietto
Fiatone per entrambi ma non abbiamo corso
Siamo solo ai primi minuti di gioco
Le chiappe due curve sud
Mi tiri i capelli come fossero lacci
Sfiori l’erbetta tra le cosce
Tocco di mano
Vado in contropiede e te lo palpo
e fai una ola negli slip
Tacchetti tu, tacco io
Non è sudore quello tra le cosce
Dischetto di ombelico.
Hai trovato il mio fischietto lo porti alla bocca
Faccio solo il tifo per te
Niente poltronissima tribuna per noi
Ci prendiamo tutta la panchina
Mi disseto e bevo a canna di te
Palleggiando di testa sul tuo pube
Sollevata sopra lo spalto di corpo
Dribblo un morso
Colpo di bacino ed eccoti il mio assist
Traiettoria di carne si infila perfetta.
E’ goal.
Usa il mio fischietto ancora ed io sarò il tuo campo per il calcio dita
In che ruolo giochi?

La verità è che se scopassi quanto flirto, non flirterei.
Listening to “I’m too sexy” by Right Said Fred
Perché baciare è fantastico. Mi piace. Mi piace rubarne per strada, baci di quelli che se magari qualcuno ti sgama sei quasi contenta perché sono baci birichinata. Di quelli che dai e l’altra persona non se li aspetta, oppure è lì e forse ne vorrebbe molti di più.
C’è che mi capita spesso che saluto qualcuno con un paio di baci e poi risaluto. Ancora. Mentre bacio annuso, tasto con il naso e le labbra, assaporo e sento il rumore dei denti e del respiro, vedo i pori della pelle, sbircio occhi chiusi o ne fisso altri. Ché se penso ad alcuni baci ho l’acquolina in bocca. Pardon nelle due bocche (grande e piccola).
Forse anche tre perché ne viene voglia anche a te…

3 Way Kiss by Terry Richardson
“Little sister don’t you worry about a thing today
Take the heat from the sun
Little sister
I know that everything is not ok
But you’re like honey on my tongue
[...]
Brown eyed girl across the street
On rue Saint Divine
I thought this is the one for me
But she was already mine
You were already mine…”
Listening to “A Man and a Woman” U2
Interno. Mattino. Mi sveglio e tolgo la collanina con la scritta “Irrisolta” ed è come se l’amante della notte precedente mi salutasse frettolosamente con un bagliore metallico a mo’ di bacio per lasciarmi sola con tutta la giornata davanti. Torno ad essere l’insospettabile. Vesto i miei panni da ufficio e mi domando se le macchie di miele se ne andranno dall’abito che ieri sera indossavo per lei. Per me. Durante la Ignite Night Women Connection di Style.it
Listening to “Save a Prayer” Duran Duran
Stanotte non mi strucco.
Non è pigrizia.
Metti caso che ti incontro in un sogno erotico, almeno non sfiguro.
Listening to “Sweet Dreams Are Made of This” Eurythmics
In sbagliati veritas.
Listening to “Miss Gradenko” Police
L’inizio dell’incubo era stato un click. Quello per aprire una foto su Facebook: due ragazze abbracciate sorridono all’obiettivo.
Una telefonata che sarebbe stata l’ultima: “Carmine, rilassati! Non vedevo Milena da due anni oramai. E poi non eravamo sole, era una cena tra compagni del liceo…” Questo era stato il goffo tentativo di giustificarsi di Adriana. Quando, in realtà, le sarebbe bastato semplicemente dire per telefono a Carmine “Che ti frega, tanto io e te non ci frequentiamo più da mesi oramai”.
Adriana aveva troncato la sua relazione con Carmine la primavera precedente. No, non c’era nessun altro. O qualcun’ altra.
Perché a lui non aveva nascosto niente, fin dai primi tempi in cui si vedevano.
Adriana glielo aveva confessato già dopo poche settimane di frequentazione, come fosse un piccolo vezzo “Sai, ecco… io ho avuto esperienze anche con qualche ragazza ai tempi di scuola, ma non sono lesbica, cioè tu mi piaci tantissimo, sei speciale” Le era sembrato magari un modo innocuo di rendersi un po’ più intrigante ai suoi occhi e ribadire l’importanza del loro legame e complicità. Carmine dal canto suo, in delirio da innamoramento aveva subito minimizzato le esperienze lesbiche di Adriana e più che altro le lanciava qualche battutina hard, di tanto in tanto “Che ne dici se invitassimo qui da te la tua compagnetta di scuola? Potremmo giocare dietro la lavagna e andare nei bagni tutti e tre insieme a guardarci il pisellino e la patatina”.
Quando però, due anni dopo, lei aveva chiuso il rapporto (esasperata dalla reticenza di Carmine in merito alla convivenza), “quel” dettaglio, il fatto che Adriana avesse avuto esperienze omosessuali, era diventato per lui un’ossessione.
Si era iscritto a Facebook solo per controllarla. Aggiorna il tuo profilo: “A cosa stai pensando?”.
La domanda nella mente di Carmine prevedeva una sola risposta: Adriana. Ma con mille altre sfumature “Quella troia di Adriana, ecco cosa sto pensando” e l’incubo aveva iniziato così a prendere corpo.
“Tu riallacci i contatti con la tua amichetta camionista del liceo su Facebook? Mi sto loggando e sono pronto a raccontare a tutti come gliela lecchi bene” Adriana con le mani tremanti aveva cancellato subito il messaggino per scacciare la paura e l’ignominia su web. Terribile. Di lì a qualche minuto si era connessa per cancellare anche l’amicizia. Lo poteva vedere Carmine: mentre chino sul pc, le inviava freneticamente la prima di ventiquattro mail consecutive ed iniziava a pubblicare, dettagli imbarazzanti e privati della loro vita insieme.
Già, perché Carmine non scriveva soltanto a lei, ma le inviava brevi stoccate informatiche attraverso i vari social network, pubblicamente. Centoquaranta caratteri per dire a tutti su Twitter, senza mai nominarla in modo diretto, che la sua ex faceva dei pompini appena sufficienti ma che di preferenza lo prendeva nel culo e ora si trastullava pure con altre donne.
Piccole lettere aperte che Carmine scriveva per ribadire la sua superiorità, puntandole il dito contro, spostando l’attenzione degli altri utenti su Adriana, denigrandola, sminuendola, riportando mezze verità, raccogliendo persino in diversi casi espressioni di solidarietà e supporto, passando lui (!) come vittima, di una insensibile arpia senza cuore che l’aveva tradito con un’altra donna. Santificando la sua posizione per ostracizzare e demonizzare Adriana in una nuova caccia alla streghe omofobica.
Adriana aveva scelto di mantenere il silenzio e non fomentare la polemica.
Anni di vita in Rete le avevano insegnato che i troll, i piccoli molestatori, vanno ignorati in quanto si nutrono di bisticci virtuali e godono nel vedere che le loro provocazioni hanno sortito l’effetto sperato. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click di Carmine era un’allusione, una velata calunnia, uno strisciante insulto teso a provocare Adriana. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click era la rabbia di Adriana per una realtà travisata, strumentalizzata e resa di pubblico dominio.
Serviva a poco cancellarlo dalle sottoscrizioni, smettere di leggere il suo blog (aperto e chiuso infinite volte, Carmine era volubile per natura), perché lui arrivava ovunque, creandosi nuove identità, chiedendo ad altri utenti virtuali di riferirgli cosa scriveva e cosa faceva Adriana, dentro e fuori la Rete.
Era un gioco a rimpiattino fatto di telefonate anonime in orari impossibili. In cui il terrore e l’ansia si affacciavano con ogni sms, squillo e mail.
Non gli avrebbe dato questa soddisfazione anche se alle mail e alle note pubbliche sui social networks si era passati a sms e telefonate, anche questi lasciati senza risposta.
Adriana teneva il suo numero per un solo motivo: dimostrare in caso di necessità che il suo ex ragazzo la tormentava di messaggini deliranti.
Il momento peggiore dell’incubo era stato quando lui, in un post, aveva descritto con dovizia di particolari l’abbigliamento e le azioni di Adriana in occasione dell’inaugurazione di un centro commerciale. La stava braccando, a distanza, ma la stava braccando. La seguiva, la spiava. Ora Adriana ne aveva le prove: non l’avrebbero presa per una visionaria con manie di persecuzione.
Persino le sue pregresse esperienze lesbiche erano passate in secondo piano per Carmine, giusto qualche accenno per non opacizzare il suo machismo, ma gli riusciva meglio di trasformarsi in vittima e lamentarsi di non avere più la libertà di andare in quel bar perché Adriana ci lavorava o ascoltare quei particolari cd perché gli riportavano alla mente lei. Denigrare e insultare l’altra persona per proiettare su di lei i propri deficit.
Uno specchio. Un dito per inviare un sms, un dito per cliccare e pubblicare un post, un dito per affidare alla Rete un feed traboccante di calunnie e dettagli privati. Uno specchio. Adriana era diventata lo specchio di Carmine in cui lui rifletteva le sue debolezze, la sua richiesta di attenzione ed egocentrismo. Magari verso persone sconosciute o amici virtuali, ma poco importava. Adriana ne usciva comunque come un mostro. Ma puntare un dito verso il prossimo in realtà sottende che ce ne siano almeno altri tre rivolti verso di noi e questo Adriana lo aveva capito, con lacrime, notti insonni, umiliazioni, terrorismo strisciante.
“La vita è tua se te la prendi” : un graffito che Adriana leggeva ogni mattina in metropolitana. Era tempo che quello specchio rimandasse a Carmine un’immagine vera. Forse non avrebbe funzionato ma almeno valeva la pena provarci. E riprendersela la vita senza angosce, insulti, né dignità calpestata.
Così si era messa a rileggere tutti i post e i messaggi di Carmine. Analizzandoli come lui avrebbe fatto.
E aveva capito.
La paura non era svanita, ma almeno lasciava lo spiraglio ad una ritrovata consapevolezza.
Avrebbe fatto in modo di trovarsi nei pressi della casa di Carmine. Invece che sfuggirgli lo voleva affrontare, ma non con la protezione del web e del cellulare dietro a cui lui si nascondeva per scagliarle contro ingiurie e falsità. Lo doveva vedere di persona. Sapeva che viveva con i suoi genitori, che non le aveva mai presentato, dall’altra parte della città. Ci sarebbe andata. Ne aveva parlato con Milena che si era offerta di scortarla con il fratello a breve distanza così da intervenire in caso la situazione fosse degenerata.
In preparazione a questo incontro Adriana aveva pure preso già diversi appuntamenti (in orario di lavoro) presso un dentista che aveva l’ambulatorio proprio sopra l’appartamento in cui Carmine viveva con i genitori, così aveva potuto studiare i tempi di percorrenza, le vie di fuga, gli appostamenti e delineare una vera e propria strategia di incursione.
Nel giorno fatidico, se anche non l’avesse trovato in casa, avrebbe avuto comunque un motivo per passare di là. Tanto li conosceva i suoi orari e di lì a poco sarebbe uscito per recarsi al lavoro, un palazzone di uffici vicino al suo bar, dove l’aveva conosciuto due anni prima, tra un caffè, una birra e una piadina.
Invece che uscire dal portone l’aveva visto arrivare sotto la palazzina a bordo di una nuova monovolume. Le guance le erano andate in fiamme sotto i grandi occhiali da sole, il respiro le si era accorciato. Era forse invecchiato. Lo ricordava più bello. Aveva gli occhi cerchiati e la barba un po’ incolta.
Nella tasca del cappotto Adriana stringeva il cellulare, pronta ad inviare la chiamata che avrebbe mantenuto in contatto lei e Milena, appostata con suo fratello Enrico nella viuzza accanto.
Adriana aveva affrettato il passo per entrare nel porticato d’ingresso del condominio, mentre Carmine era ancora intento a fare la manovra di parcheggio. Voleva affrontarlo sul vialetto pedonale. Adriana aveva suonato: “Studio dentistico Angelucci, terzo piano, prego”, il cancelletto si era aperto docile. Carmine invece era sceso dall’auto e si era messo a rovistare sui sedili posteriori. Adriana lo poteva vedere attraverso il fogliame dei ficus nell’androne.
Un movimento rapido del pollice nella tasca e la chiamata al cellulare di Milena era partita, segnale che potevano iniziare ad avvicinarsi e rimanere nel frattempo in ascolto, a debita distanza, sul marciapiede.
La vita è tua se te la prendi. La vita è tua se te la prendi. In un mantra Adriana si preparava a ritrovarsi faccia a faccia con chi, dopo il paradiso di una breve ma intensa storia d’amore, le aveva fatto passare l’inferno della bugia e della persecuzione.
Tu non hai voluto prenderti la vita insieme a me, Carmine. Non volevi convivere con me, impegnarti, crescere, per questo t’ho lasciato.
Quante volte Adriana si era ripetuta questo copione.
Dopo quattro passi lenti ora Adriana era in piena vista sul vialetto pedonale che portava al cancello.
Tu non hai volu-
Carmine aveva richiuso lo sportello dell’auto ed era sul marciapiede fermo al cancello pedonale intento a suonare il campanello. Dal vialetto Adriana poteva sentire il gracchiare indistinto del citofono.
Era pietrificata.
Persino Milena e Enrico si erano bloccati sul marciapiede con il telefonino all’orecchio intenti a carpire qualche rumore o voce.
Carmine aveva spinto con la punta del piede il cancello, entrambe le mani impegnate a sistemare sul fianco il bambino (di tre anni a occhio e croce) tutto imbacuccato che teneva in braccio.
Un figlio. Carmine aveva un figlio. L’auto nuova. Il fatto che lui arrivasse a casa e non ne uscisse per andare al lavoro. Quella non era casa sua! Era casa dei suoi genitori, i nonni di suo figlio. Carmine stava portando suo figlio a casa dei suoi, prima di recarsi in ufficio.
La vita è tua se te la prendi.
Adriana dopo aver fatto un respiro aveva iniziato a camminare incontro a quell’uomo che ancora non l’aveva identificata. Si era sfilata gli occhialoni da sole e l’aveva fissato in volto, comprendendo nel campo visivo anche il nasino del bimbo che giocava con la sciarpa del padre.
La vita è tua se te la prendi. Tu me l’hai rubata. Ma io me la riprendo. Ora. Fottuto bastardo. Ora.
“Ciao.” Adriana l’aveva scandito bene, piazzando i suoi occhi su quelli di lui.
Carmine l’aveva riconosciuta. L’aveva osservata e istintivamente aveva spostato subito lo sguardo sul viso del piccolo.
Adriana si era fermata, attendendolo a pochi passi. Lui, stringendo a sé il bambino come uno scudo, senza guardarla l’aveva superata.
“Ho detto CIAO”
Quasi ingobbito dalla vergogna Carmine aveva voltato il capo sopra la spalla biascicando qualcosa che poteva assomigliare ad un saluto ed era sgattaiolato nell’androne scomparendo alla vista di Adriana, ancora ferma sul vialetto, in preda ad una immobilità nervosa.
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Numero sconosciuto. Il panico torna vivido come quello dell’autunno 2007. La mano di Adriana trema. Milena le strappa il cellulare e preme il tasto di risposta, osserva il display e si porta all’orecchio il telefonino. Rimane in silenzio per alcuni secondi. Dall’altro capo una voce femminile.
“Signora Praghi?”
“Sì sono io, mi dica” Milena mente.
“Parla lo studio dentistico Angelucci, stiamo verificando il nostro database e ci siamo accorti che abbiamo qui una serie di sue radiografie panoramiche effettuate qualche anno fa, desidera forse ritirarle e fissare magari una visita di controllo?”
Il volto di Milena si apre ad un ampio sorriso e si avvicina a quello di Adriana, per sfiorarle le labbra con un bacio.
“Guardi Signorina, La ringrazio ma-”
Adriana guarda di sottecchi Milena che parla al telefonino e sembra particolarmente divertita e loquace, senza capirne il motivo.
“Sa, questo è il mese della prevenzione AMDI, la visita è gratuita, stiamo contattando tutti i nostri pazienti”
“Beh, vede, il fatto è che mi sono trasferita fuori Milano”
“Ah, capisco… quindi per le radiografie? Dove le posso inviare?”
Un’espressione quasi diabolica coglie il viso di Milena.
“Le metta in busta chiusa e le consegni pure alla famiglia Lorisia. Sì…, esatto quelli del secondo piano. Già, sono proprio delle carissime persone, ci conosciamo bene, infatti…”
Adriana nel sentire il nome Carmine sbarra gli occhi ma Milena continua a parlare al cellulare
“sono amici di famiglia… ah, ah, ah, sì male che vada se aprono la busta vedono il mio sorriso con le cure canalari! Si figuri un po’ se ci sono problemi. Anzi, sono io che la ringrazio; grazie infinite a lei, arrivederci”
Adriana ora abbraccia Milena, la bacia. Morbida, accogliente. Scosta il viso glielo prende tra le mani la guarda.
“La vita è tua se te la prendi”.
Listening to “Enjoy The Silence” performed by Tori Amos
Etimologicamente l’imbarazzo è un ostacolo, un impedimento che non consente il passo.
Oggi lo vivo in modo diverso.
Le guance si arrossano, la bocca si schiude, i polmoni si espandono, le pupille – come due ulteriori ingressi – si dilatano. Questo mi succede.
Quando l’imbarazzo è della scelta, più che un impaccio o uno sbarramento, si trasfroma in opportunità.
Una specie di pedana elastica. Sospinta dal desiderio, mi aggrappo ad una voce, inspiro uno sguardo, assaporo pelle, volteggio di eccitazione. A corpo e mente liberi.
L’ostacolo è solo un nuovo slancio. La gravità un limite relativo.
Listening to “Stato di Necessità” Carmen Consoli
Sto facendo l’amore con la mia casa

Listening to “Pelle” Afterhours
ed eccitata! Grazie a 3 sono stata selezionata come twittertester del nuovo INQ1

Pregusto la gioia di averlo tra le mani e iniziare a twittare!
Qualcosa mi dice che sarà anche moooolto più divertente di un nuovo sex toy!
Listening to “I’m like a bird” Nelly Furtado
Mi arriva un sms, da un Amico speciale.
“Ho sognato il tuo matrimonio. Tu indossavi una giacca molto elegante, la sposa era bellissima nell’abito bianco. [...] Ero felice per te”
Rido davanti al display (un moto di gioia…). Velocemente digito, chiedendo specifica. Dopo pochi istanti, dall’altro capo d’Italia, Mark mi conferma che il suo sogno trattava appunto del mio matrimonio omosessuale.
Mi piace l’idea.
Il sogno di Mark mi ha fatto un po’ sorridere lo ammetto, ma non mi ha scioccata, anzi. L’unica cosa che mi ha lasciata un filo perplessa è la questione della mia giacca elegante.
Perché delle due proprio io quella in abiti più maschili?
Ovvio che sia favorevole al matrimonio lesbico, ma io all’abito da sposa non ci rinuncerei.
Al massimo il problema vero potrebbe essere di avere il vestito identico a quello di un’altra donna in sala (mi è capitato ad una festa anni fa e la cosa è stata abbastanza imbarazzante), chissà forse sarebbe anche addirittura più bello indossarlo uguale alla mia dolce metà…
Di seguito qualche spunto tratto dalla vita vera. Ché poi, alla fine, ognuna lo organizza a modo suo ed io, di bianco virginale agghindata, forse sarei pure ridicola. Giacca o abito che sia.
La sposa può baciare la sposa!




Listening to “Le nozze di Figaro” Mozart
Carpisco porzioni di una conversazione tra donne che aspettano la metro. Prossimo treno per Maciachini tra un minuto.
Saranno forse delle impiegate come me? Per certo riciclano da tempo la borsina di carta griffata per portarsi la schiscetta in ufficio.
Collant color carne una. Profumo dolciastro l’altra.
A schiaffarmelo sotto le narici è l’arrivo del treno. Nonostante lo stridio dei freni e la voce registrata in filodiffusione che annuncia la fermata io ancora le sento. Le sento parlare fitto fitto, marinate in una fragranza stucchevole.
Per salire sul vagone mi devo avvicinare a loro. Il cicalino avvisa dell’imminente chiusura delle porte. Come pinguini dondoliamo a piccoli passi per infilarci a bordo. Siamo spalla a spalla. Se allungo una mano sento il calore del tupperware salire dalla borsa di carta.
Collantcarne si volta verso Incubolfattivo : ”Ché poi, a me” e si poggia pure la manina sul petto ” di un uomo mi piace il cervello”
Mi sfugge, incontrollato, un: “Bah, veramente io preferisco mangiare altre porzioni”
Si bloccano, lo sguardo scioccato, seguito da un’espressione indispettita, di disprezzo. Salgo e trovo da sedermi. Loro in piedi appese come scimmie, mi voltano le spalle, schifate immagino.
L’ho detto: a me non piace il cervello, ma per scusarmi darei questa ricetta a Collantcarne, da portare nella sua schiscetta e gustare con le colleghe.
| nome ricetta | Cervello Alle Mele |
| tipo piatto | Carne |
| ingrediente principale | Agnello |
| persone | 4 |
| note | - |
| ingredienti | 4 Cervelli D’agnello 1 Cucchiaio Aceto Di Vino 1000 G Mele Burro |
| preparazione | Lavate in acqua fredda le cervella per liberarle da tutto il sangue, togliete tutte le membrane e i filamenti e poi cuocetele in acqua salata e aceto. A parte in una padella mettete del burro per cuocere le mele sbucciate e tagliate a fette. Dopo aver cotto le cervella in acqua, fatele dorare nel burro. Servite le cervella appoggiandole sopra le mele. |

Listening to ”Check my brain” Alice in Chains
Francia. Non c’ero mai stata.
Mi ci hai condotto questa notte.
Ho schizzato come i giochi d’acqua di Versailles.
Merci. B-eau-coup

Listening to Ferenc Liszt “Les jeux d’eau (à la Villa d’Este)”
In fibrillazione per la serata di domani, controllo mentalmente la mia check list dei preparativi e nel farlo, tutta eccitata, scopro che il punto G al Visionnaire di Milano sarà trino:
Generosità, Games, Gala
Listening to “Palladio” Escala
Sei da una botta e via.
Perché non ce la puoi fare con la doppietta.
Quando si dice l’asso nel manico.
Casso! :S

Listening to “Fuck you” Lily Allen
Ufficio.
Il morale è quello che è.
Mi tiro su.
Oggi cammino sul mondo in punta di piedi.

Listening to “Tired” Adele
Continuo a pensare che le parole “Irrisolta” e “Virgin” non possano stare nella stessa frase, ma cacciandoci in mezzo beneficenza, Branson, all in, Mumm, gala, tacco 13, azzardo… tutto ha più senso.
>>> Virgin Games Charity Gala <<<

Listening to “Poker Face” Lady Gaga
Evito di vestirmi d’arancione.
Si avvicina halloween.
Temo per le mie zucche.
Quasi quasi mi difendo con un sorriso…

Listening to >>>Love song for a Vampire Annie Lennox<<<
Si fa presto a dire Blogstar, ma ora non ho voglia di una sveltina.
Listening to “Ordinary People” John Legend
Dillo. Pronuncialo bene.
Fai danzare la tua lingua, carezzando i denti, schiudendo le labbra.
Trattienimi nella tua bocca per un attimo.
In un soffio caldo.
Di’ il mio nome.
Per fare di me qualcosa di tuo.

Listening to “Say my name” Destiny’s Child
Un invito, esclusivo per condividere, comunicare. Insieme. Mutevole, liquidamente instabile. Gocce di visi sconosciuti sono il salvagente per galleggiare sul filo di una rete. Affogando in onde di parole.
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Sono in Google Wave.
Listening to “The Waves” Elisa
Mi sono dedicata a te.
Quasi scacciando il tuo tocco.
Affacciata sulle due colonne del tempio.
I tuoi gemiti la preghiera.
Paramenti di lenzuola.
Inginocchiatoio il cuscino di piume.
Questua di baci e carezze.
Polpastrelli intinti in acquasantiera a labbro.
Genuflessa dal piacere.
In adorazione del tuo.
Listening to “Adoro guardarti” Diaframma
Riesco a usare l’iPhone. Quindi non ho paura di farti male con la mia French manicure, sarà come un bacio alla francese. Su tutto il tuo corpo.

Listening to “J’ai ta main” Dalida