Storia dello sport femminile: un‘ altra battaglia vinta

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Le donne hanno dovuto affrontare molte battaglie nella storia e lo sport femminile non fa eccezione. Tutti conosciamo le incredibili prodezze delle moderne atlete che ogni anno, fra mondiali di categoria, Olimpiadi e competizioni minori, fanno parlare di sé, eppure fino a 50 anni fa non era poi così scontata la presenza femminile ai giochi. Ecco perché oggi ripercorreremo le battaglie sportive sostenute dalle grandi donne del passato che hanno portato le atlete odierne a poter gareggiare alla pari degli uomini.

Secondo i documenti storici più antichi, ci sono tracce di attività sportive femminili già nel 1.900 a.C., ma hanno sempre rivestito ruoli marginali, mai pienamente riconosciuti. Solo agli inizi del XX secolo le cose cominciano a smuoversi grazie alla battaglia iniziata da Alice Milliat, la francese fondatrice della Federazione Sportiva Femminile Internazionale, che nel 1921 si oppose con forza alla decisione di Pierre De Coubertin (il fondatore dei moderni giochi olimpici) di relegare la donna nel ruolo di ancella.

Nel 1922 e nel 1926 furono organizzati, a Parigi e a Göteborg, i Giochi mondiali femminili, che minacciarono di oscurare i Giochi Olimpici; il loro successo indusse il Comitato Olimpico Internazionale ad ammettere, ai Giochi di Amsterdam del 1928, la partecipazione delle atlete donna. Inizialmente non prendevano parte alle gare di atletica, e la loro partecipazione era limitata a gare di tennis e di tiro con l’arco. Nei giochi di Stoccolma invece poterono partecipare anche alle gare di nuoto (il 2%, 57 donne su 2.540 iscritti).

Si dovette attendere la seconda parte del XX secolo per assistere a un aumentata partecipazione femminile nello sport, una crescita che evidenziava la volontà di raggiungere la parità dei sessi in campo sportivo, rimanendo in tal senso un indicatore in grado di testimoniare i progressi nello status sociale della donna.

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