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Il coaching aziendale per “allenare” l’impresa: intervista a Marina Osnaghi

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“Guarda qua, in campo c’è, una nuova allenatrice, la coach d’impresa è, di talenti moltiplica per tre”: così suonerebbe oggi una delle più amate sigle dei cartoni con cui siamo cresciuti. E in effetti la figura della Master Coach, della coach aziendale in grado di allenare le competenze d’impresa è sempre più richiesta.

Se dal punto di vista sportivo questa figura è uscita alla ribalta con le ultime Olimpiadi, con il campione Jacobs che ha ringraziato la propria coach mentale, ecco che scopriamo grattando la superficie, la stessa figura esiste anche nell’ambito delle aziende con queste ultime sempre più con la necessità di riuscire a trovare la propria quadra grazie anche ad essa.

E abbiamo scoperto che mica si tratta di una figura presente dall’altro ieri, grazie a Marina Osnaghi, che di Coach aziendale si occupa addirittura dal 1990, una vita prima ancora di Internet e della comunicazione online.

Abbiamo posto lei ben cinque domande per capire cosa c’è dietro questo mondo:

1- Qual è il tuo percorso di vita?

È quello di una pioniera. Che osserva l’evoluzione delle persone e innova metodi e approcci di crescita personale. Ho iniziato con il coaching quando nessuno sapeva cosa fosse, grazie a un’ intuizione che si è rivelata vincente. Mi ha infatti permesso di aprire il mercato del life coaching in italia. In seguito, ci ho creduto a tal punto da sviluppare il mio metodo di coaching personale e di accreditarlo a livello internazionale, diventando la prima Master Coach italiana. Insomma, un percorso di vita all’insegna della scoperta continua.

2- Cosa ti ha spinto a diventare Coach? Ci vuole un’attitudine naturale particolare o si può costruirla, insomma coach si nasce o si diventa?

Ció che mi ha spinto a diventare coach é stato l’ascolto dell’energia femminile che ha creato una visione di crescita e sviluppo della mia unicitá. Per diventare coach è fondamentale possedere il desiderio di potenziare se stessi e le persone che ci circondano, in modo che possano evolvere e vivere serenamente ogni situazione incontrata nella vita. Detto ciò, coach si diventa, studiando con costanza i metodi di ascolto attivo e allenando la capacitá di fare domande potenti.

3- Un leit-motiv del coach “uomo” è la focalizzazione, l’auto-determinazione, la forza. Tutte caratteristiche maschili o una coach “donna” ha una marcia in più?

L’autodeterminazione, la focalizzazione e la forza, vengono espresse dagli uomini con l’intensità della prospettiva e dell’energia maschile. Non per questo sono risorse inaccessibili a una donna. Una coach può infatti dimostrare doti di grande focus e allo stesso tempo può indirizzare la propria forza e la determinazione con assertività e comunicazione diretta, senza risultare aggressiva. La marcia in più che ho trovato in tutte le mie allieve donne è la forza comunicativa, tipica dello storytelling del cuore, anche nelle situazioni più critiche. Per contro, noto che i coach maschi, se particolarmente curiosi, possono sviluppare una dote prettamente femminile, ovvero la sensibilità nel saper costruire domande potenti senza essere invadenti.

4- Chi è oggi il tuo cliente-tipo? Più donne o uomini? C’è differenza nel trattare?

Oggi il mio cliente tipo di Coaching, a prescindere dal gender, è chi vuole trasformare in meglio la sua situazione personale o professionale e raggiungere gli obiettivi di vita, potenziando l’intelligenza emotiva. La composizione fra uomini e donne è abbastanza equilibrata e la mia esperienza è che fra i due generi, ad essere veramente differente è il mindset nell’affrontare i rischi. Quello che ho imparato in questi anni di professione è che le similitudini fra donna e uomo sono più di quel che si pensa. Stesse emozioni e visioni e anche stessa ricerca di felicità. Ma la grande differenza è che la cliente donna è molto più disposta a mettersi in discussione pur di raggiungere il risultato che desidera, anche a costo di fallire. Questa ovviamente, non può essere una verità assoluta che esclude che un uomo possa avere la stessa disponibilità ma nel mio percorso di Master Coach, ho notato che le donne hanno veramente una marcia in più nel prendersi i rischi più alti.

5- Raccontaci un aneddoto fondamentale per la tua carriera.

Un aneddoto che è stato fondamentale per la mia carriera, anche se in apparenza sembra lontano dall’ambito professionale, è stato il momento in cui ho comperato il mio primo cavallo, un esemplare andaluso. Tipicamente, questi cavalli nascono neri e diventano progressivamente bianchi. Mi è sembrato di cavalcare un bel messaggio di cambiamento, da cogliere proprio nel momento di mia grande trasformazione interiore, quella che mi ha portato a sposare la missione dell’essere coach in tutti i campi della vita.

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Volevo fare la modella ma la mamma mi ha dotato anche di cervella. Per questo scrivo, e quando sono stanca non riposo, ma poso.

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